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A Fiumefreddo Bruzio (Cosenza) il campione ha presentato il suo ultimo libro "L'oro di Mosca"

Quei 19" 72 del 12 settembre del 1979, a Città del Messico, permisero a Pietro Mennea di battere anche la storia ed entrare nella leggenda. Per ben 17 anni quel record sui 200 metri piani rimase irraggiungibile. Nell'immaginario collettivo e tra i modi di dire italiani, essere come Mennea sta a significare essere i più veloci. Dal 2006, il campione insieme alla moglie Manuela Olivieri, ha dato vita alla Onlus, "Fondazione Pietro Mennea" per garantire assistenza sociale ad enti caritatevoli, di ricerca medico-scientifica, associazioni culturali e sportive. Gli scopi sono molteplici, di carattere culturale e sportivo, tesi a diffondere lo sport ed i suoi valori promuovendo la lotta al doping. Nel centro storico di Fiumefreddo Bruzio, a Cosenza, la "Freccia del Sud", come venne soprannominato, oggi avvocato con quattro lauree (lettere, scienze politiche, scienze dell'educazione motoria e giurisprudenza), ha presentato il suo ultimo libro "L'oro di Mosca", scritto in occasione del trentennale del suo primato olimpico conquistato allo stadio "Lenin" dell'ex capitale sovietica (8 luglio 1980). Nel libro, il campione racconta in prima persona il percorso affrontato come uomo e come atleta per raggiungere la più grande affermazione della sua indimenticabile carriera. "Ho partecipato a ben cinque olimpiadi e per un velocista rappresenta un altro record" ha ricordato Mennea. "Quello di Mosca, però – ha detto – è stato un traguardo desiderato e voluto con grande forza ed ottenuto con rabbia e determinazione". Alla presentazione, avvenuta durante l'incontro dal tema "Salute e legalità nello sport", organizzato dalle sezioni dell'Unione veterani dello sport (UNVS) di Lamezia Terme e Fiumefreddo, erano presenti il presidente del Coni Calabria, Mimmo Praticò, il giudice Romano De Grazia e per l'Unvs il vicepresidente nazionale, Gianni Bagaglia, il delegato regionale, Domenico Pastorino ed il consigliere nazionale e presidente provinciale reggino, Nino Costantino. "Non sono nato predestinato, – ha dichiarato Mennea – ho costruito tutto a piccoli passi ma con grande impegno". "Quando incontrai Cassius Clay – ha detto – mi presentarono come l'uomo più veloce del mondo. Egli mi disse ma non sei nero? Gli risposi che dentro ero più nero di lui. Ciò per dire che, in tutti i settori della vita sociale, se non fai costantemente sacrifici, non ottieni nulla. Altro che genetica. La superficialità non conduce a nulla: questo mi ha insegnato lo sport". Mennea, impegnato nella lotta al doping a 360°, dal Parlamento Europeo fino alle scuole, a contatto con i ragazzi, consiglia ai giovani di mettersi continuamente in discussione: "buttatevi, dico sempre, ma preparatevi. Provate e riprovate che otterrete sempre qualcosa". "Oggi – ha continuato – nello sport si insegna che se non vinci non sei nessuno. Vincere è importante ma non fondamentale. Non sono mai sceso a compromessi per ottenere un risultato, non ho mai svenduto la mia persona perché ci sono valori che non hanno prezzo e fanno da guida in qualsiasi campo: onore, rispetto delle regole e dell'avversario, lealtà ed onestà. Oggi, purtroppo, viviamo in un mondo di scorciatoie. Vincere nella vita è la cosa più difficile. Occorre allenarsi bene, costruirsi una base solida per raggiungere risultati sempre più prestigiosi. Chi si prepara bene acquisisce più sicurezza di sé". Il giudice Romano De Grazia è intervenuto ribadendo che la vera piaga dello sport è il doping. A tal proposito, il presidente del Coni Calabria, Mimmo Praticò, ha proposto di indire prossimamente in Calabria un convegno sul tema che coinvolgerebbe Mennea, De Grazia ed il giudice Raffaele Guariniello, grande esperto in materia. La piena disponibilità di Pietro Mennea di collaborare al progetto permetterebbe di rivedere il campione nuovamente in Calabria già dal prossimo autunno. "Pietro Mennea è un esempio di vita – ha dichiarato il presidente del Coni Calabria – che i giovani dovrebbero prendere in considerazione, oggi più che mai. Attraverso le scorciatoie, come lui stesso ha evidenziato, puoi vincere una gara, due, ma non diventare un campione, nello sport come nella vita. Il doping, l'illecito sportivo, la disonestà alla lunga non pagano". "In Calabria – ha detto Praticò – la realtà sociale da questo punto di vista, purtroppo, è ancora più critica. Molti giovani vivono alla giornata, con poche prospettive, attratti da guadagni facili ottenuti con pochi sforzi. L'illegalità, la malavita, unita ad una scarsa cultura, spesso smarriscono i ragazzi su sentieri senza via d'uscita, senza ritorno. Le cause di questo degrado sociale sono dovute in gran parte alla scarsa assistenza istituzionale, alla mancanza di punti di riferimento ed anche alla scarsa possibilità di lavoro, certo. Attraverso lo sport, nel nostro territorio, si potrebbe fare tanto per migliorare il futuro dei giovani. Approfittando del coinvolgimento emotivo che scaturisce dalla pratica sportiva, si possono trasmettere loro valori che si stanno sempre più perdendo. Educhiamo, dunque, i ragazzi allo sport ed in questo percorso la collaborazione del mondo della scuola, che potrebbe essere più aperta nei confronti del mondo sportivo, diventerebbe fondamentale. Inoltre, investendo sullo sport, si creerebbero nuovi posti di lavoro ed un indotto turistico non indifferente".