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“Che sensazione straziante ogni qualvolta alle orecchie e alla vista giungono imperiose e prepotenti le notizie di un addio alla vita. La sofferenza per abusi, soprusi e sopraffazioni è la quotidianità attanagliante dei nostri giorni, quei giorni a cui anche il potere dello sport si è inchinato nell’animo nobile di una guerriera, Marieke Vervoort la Campionessa mondiale che ha scelto di morire.
Negli anni, a causa di una rara deformità tra la quinta e sesta vertebra cervicale, la sua vita diveniva improponibile, convulsioni, paralisi alle gambe, crisi epilettiche e solo lo Sport e il suo labrador Zenn a combattere per lei e con lei. Si! Era lo Sport a tenerla in vita perché Marieke amava la vita, quella vita tra basket in carrozzina, nuoto, vela, handbike e quella dose di morfina prima delle gare per provare a dimenticare il dolore.
Esempio per gli sportivi e non solo, simbolo indiscusso della forza di volontà che vorrei maggiormente presente tra le piccole generazioni di uomini e donne del domani, quei giovani che vorrei tanto vivessero anche per tutte quelle persone che oggi ci guardano dall’alto.
Continua a lottare da lassù Marieke, tu come tutti i buoni esempi, lo Sport manterrà in vita l’immortalità della memoria, nonostante l’eutanasia, nonostante la malattia degenerativa, nonostante i tuoi 40 anni”.